Il Segno, Il Simbolo e l’ Azione Rituale.

Quando mi risveglio al senso primigenio della mia danza rituale, per fuggire alla speculazione intellettuale che inevitabile emerge, io ritrovo il “Segno” come elemento originario, come ritorno e come punto di partenza dell’azione rituale.

Un segno che sia presenza nel dialogo con il corpo.

Cos’è il segno per noi ?

Abbiamo esaminato, solo parzialmente l’idea di cosa sia un segno sul nostro corpo, come questo segno possa essere stato ed è parte fondamentale di un percorso di scoperta e di crescita, come abbia determinato il nostro percepire e percepirci.

A volte questo segno si è fatto pesante nel nostro corpo, lo abbiamo chiamato difetto, altre volte lo abbiamo portato come baluardo della nostra essenza fisica e ha rappresentato una parte di noi anche spirituale.

Corpo e Spirito si accordano dunque nel presenziare il segno, se questo viene esaltato o nascosto poco conta, in entrambi i casi, si sta mostrando, se la nostra parte intima, il nostro Io interiore ha posto i suoi occhi su di esso.

Il Corpo è opera d’arte, è il tempio in cui tutto sta accadendo, nella grande bocca le immagini scorrono, sempre nel presente, eppure i Segni a volte si moltiplicano, cambiano di spessore, si cancellano, si rinnovano, come le venature di una albero, come la nostra pelle che cambia, come tutto ciò che è vita e che quindi è in divenire.

Fare del segno il luogo dell’origine nell’azione rituale, vuol dire condensarne la presenza.

Come faccio dunque, in azione rituale*performativa, a celebrare quel segno che ho scelto, incontrato, rivelato, come lo rendo simbolo e cosa è simbolo per me?

Simbolo è semplicemente qualcosa che rappresenta in sintesi un aspetto, una caratteristica, un discorso più amplio.

I simboli possono essere codificati, raccolti da una memoria collettiva, come le ali che simboleggiano il volo, il triangolo che simboleggia la trinità o ancora il pube.

Dal mondo arcaico, infiniti sono i simboli che ci giungono, sono dei riferimenti riconosciuti e riconoscibili, che si sono protratti nel tempo ed hanno spiumato la nostra memoria, reso manifesto il codice comune, il registro numerico, geometrico, organico.

Possiamo porre attenzione su alcuni di questi simboli che ci riguardano più da vicino in quanto Corpi di Donna.

La spirale, il serpente, il triangolo verso l’alto, verso il basso, il cerchio, la pioggia, il ragno, la piuma, la spiga ecc..

Geometrie sacre, contenute nella struttura umana sin dall’origine della storia, anche prima dell’uomo stesso, che formano la creazione, in cui il mondo animale, vegetale, minerale e ancora metafisico si aggiungono per completare questo schema primario, trasportandolo fino ai nostri giorni.

Attualmente facciamo tatuaggi sul nostro corpo, riproponiamo simboli, ci identifichiamo con forze della natura, con gli elementi, con il nostro contesto sociale, culturale, piuttosto che con divinità e religioni.

Questo è uno degli aspetti del dialogo con il Corpo Simbolo.

Altro aspetto del Simbolo è qualcosa di molto personale, ciò che rappresenta per noi e solo per noi quel segno che abbiamo incontrato, rivelato, ritrovato, presenziato nel nostro corpo.

Il difetto ad esempio o una ferita sono segni che acquisiscono un significato, quindi sono“simbolici” per noi, solo noi sappiamo cosa rappresentano quei segni, quelle speciali condizioni che il corpo ci offre.

Dialogare con quest’aspetto è importante, sia per conoscere la nostra mappatura come opera d’arte, sia per immaginare un punto di partenza per la “creazione rituale”, partire dal segno è una possibilità, per la nostra collocazione nel Luogo partendo dal Corpo, andando oltre il Corpo, nello Spazio, fino a giungere al dialogo con l’ambiente circostante.

Connettere il nostro “segno”, con il Corpo*Luogo e poi ancora con il Luogo*Spazio e poi ancora con l’ambiente circostante, vuol dire installare la nostra “opera d’arte” nel tutto, armonizzarla e creare da quest’ immagine, la relazione simbolica, l’azione.

Condensando questo segno e rendendolo “segno simbolo”, gli permettiamo prima di essere, poi di dialogare con ciò che lo circonda, relazionandoci con l’intorno e attraverso questo simbolo, cominciamo ad entrare in quella che chiamiamo azione rituale.

Molti artisti sopratutto performer, utilizzano il corpo o hanno scritto trattati sull’utilizzo del Corpo come “ambiente rituale” in cui il segno si facesse messaggero, e anche si compiesse in un tempo interiore, che potesse rendere l’azione “Azione trasformatrice”, potesse quindi, muovere, trasportare, oltre l’esperienza individuale ed oltre la semplice messa in scena, in un meraviglioso scambio energetico d’ informazioni universali che passano, tra esecutore e fruitore, tra luogo e corpo…e così all’infinito.

E se il Corpo è Tempio , il Tempio si muove a specchio, nel grande regno della Natura Madre, dove ogni simbolo è contenuto e si può misurare con la nostra presenza, può risuonare, specchiarsi, può fondersi.

Natura è la Terra Madre, Natura è il Cielo, Natura è il Luogo, anche luogo altro, anche urbano o civilizzato, dove un codice è stato stabilito.

I sistemi simbolici sono ovunque, viviamo di simboli e di schemi geometrici anche nella più tecnologica espressione dell’Essere.

Oggi noi Donne, sentiamo di recuperare, i simboli arcaici e ricordiamo che questi mai sono morti, che si stanno solo riproponendo in altri spazi e luoghi, si mescolano e si riformulano in nuove versioni, vengono inglobati, sono vivi nel nostro corpo, quindi non possono sparire, finché vi sarà il corpo in questa forma.

Abbiamo anche il compito di trasferire ai nostri figli, a chi condivide con noi, l’idea del riconoscere i propri simboli interiori, i segni, la mappatura e ricordare a noi stesse, che in questo Corpo Tempio, vi sono già i processi del futuro, insieme a quelli del passato e che solo la presenza nel presente potrà unificare queste apparenze temporali.

La nostra arte rituale, vuole fare di questo presente un momento unico, che stia al confine tra:

I Corpi, i Luoghi ed i Tempi.

Il Corpo nel Tempo è Tempio e sempre lo sarà!