La sirena è ossimoro di vita e morte, melodia e strazio, piacere e crudeltà, calamita e asfissia, voluttà e tormento, fascino e stregoneria, richiamo suadente, gocce di mare e antimateria. Da millenni la donna-pesce alimenta le umane fantasie e illude gli uomini sulla loro capacità di squarciare qualche velo del femmineo cuore di tenebra. Nessuno le ha mai viste eppure con un corpo definito nei particolari, sono dentro ognuno di noi, in quel territorio dove l’ immaginario si impasta con la realtà. Riecco la parte impalpabile della donna, quel segreto che nessuna alchimia è stata in grado di carpire.

Ecco  le sirene, irregolari per eccellenza, con la loro indecifrabilità sfuggono a questa mattanza  di omologazione senza creatività e perpetuano la loro malia da millenni. Il doppio, anzi il triplo e il di più ancora, che diventa ancora di salvezza di un’ umanità smarrita. Una e centomila donne che a balzi, come il pesce cartoon Nemo, cerca di agguantare quel futuro che sguscia da tutte le parti. Nino Buttitta, sostiene che la fiaba della sirena è condivisa tra occidente e oriente e che nella cultura mesopotamica essa è metà donna e metà uccello, da qui il canto. Poi dal medioevo in avanti assume le sembianze di donna-pesce.

 Sirene ovunque, che in definitiva incarnano la paura, il rispetto, il desiderio e il sospetto che l’ uomo nutre sulla donna; la frustrazione per l’ incapacità di entrare nella sua testa, al di là degli stereotipi socio-antropologici, che non riescono nemmeno a sfiorare il vero potere della femminilità. L’ unico contraltare possibile, per la verità ben misero, al richiamo delle sirene – metafora di ogni seduzione – è il super eroe Ulisse, ma per resistere deve ricorrere a un espediente. Solo legato può sfuggire alla malasorte di andare incontro all’ annientamento. E lo stesso Colapesce, l’ uomo degli abissi marini, mito dei miti siciliani, al loro cospetto è poca cosa. Non riesce nemmeno a redimersi, ad affrancarsi dalla fatica. Ed eccolo lì da secoli a puntellare un pilastro malfermo dei tre che sorreggono l’ Isola, impedendole così di sfracellarsi in fondo al Mediterraneo. Nato proletario, resta legato alla schiavitù del sudore. Per sempre, mentre le sue dirimpettaie degli abissi si sollazzano con melodie e sortilegi.

Quasi tutti gli scrittori siciliani si sono cimentati con questo mito.  Anche Pitrè ha raccolto in giro per l’ Isola trentatré leggende di sirene, prova che la loro presenza è attecchita in ogni luogo, vicino e lontano dal mare. L’ umano non umano che alimenta e sostiene la nostra difficile quotidianità.

L’ energia carsica del mito che scorre.