Verticale

 

EcoPerformance di Corpo Poetico

Ideazione realizzazione Dara Siligato

 

«… L’essere umano non esiste senza un contesto, senza il contatto

con il suo ambiente; e se si cerca davvero di rompere quel muro che sta tra un

uomo e un altro, e che è il muro di certe convenzioni o proiezioni del pensiero

e di giudizio, bisogna affrontare il problema costituito dal fatto che si è nel grande mondo, dove si trovano alcuni fenomeni meritevoli di attenzione, come le stelle e come il sole, come l’erba, come il bosco, come il vento, e che in qualche modo ritrovare una specie di stato di familiarità con tutto ciò, una parentela.

Sennò, di nuovo l’uomo si secca, anche nelle sue relazioni, incomincia a girare in tondo… Il nostro obiettivo è che l’essere umano possa arrivare a un certo punto in cui è allo stesso tempo uomo, con la propria coscienza in tutti i sensi di questa parola e come una forza della natura, connessa con altre forze della natura .

Essere qualcosa di più di un essere addomesticato, educato…

Io sento che nella nostra condizione umana noi siamo chiusi da due muri.

C’è un muro dentro di noi che ci separa dalle nostre energie dimenticate, energie che applichiamo nella vita solo per una piccola parte del nostro potenziale… L’altro muro è invece davanti a noi, ed è il muro che ha ostruito i nostri organi percettivi..

ora la chiave è questa: i due muri sono uno solo…esistono tecniche che sono allo stesso tempo drammatiche e ecologiche. Drammatiche nel senso che non sono contemplative, ma sono radicate in ciò che è dinamico, realizzato in azioni (questo vuol dire etimologicamente ‘drama’), e che perciò sono anche palpabili. D’altro canto sono talmente connesse alla percezione che si può dire che sono ecologiche, perché situano l’uomo di fronte alle forze della natura… dato che i muri sono uno, il drammatico e l’ecologico appartengono a una sorta di continuum… se si tratta di un solo muro e si vuole far breccia in esso, la breccia tocca allo stesso tempo il drammatico e l’ecologico». Jerzy Grotowski

Linfa Verticale”

La poetica/politica

Nel Tempo, in un’epoca come quella contemporanea, in cui luoghi e uomini, natura e comportamenti, decodificano fedelmente l’universo simbolico del villaggio globale, i principi del caos e del molteplice, il decadimento dell’“ethos” sociale, la negazione del senso e dei sensi; la mia poetica corporea si presenta come elemento concreto “carnificato” di riflessione percettiva.

Azione Poetica che risolve un binomio di fondamentale importanza, quello tra Natura e Individuo, tra spazio fisico primordiale, originario, arcaico e corpo, una rivalutazione e rielaborazione della relazione originaria, del rito smarrito e della memoria risvegliata a livello cellulare, attraverso un’esperienza sensibile, una catarsi.

Vivere ed esistere lo spazio, quindi il territorio intero attraverso la forza simbolica del corpo umano, corpo come istallazione o scultura, corpo che da potente veicolo di linguaggi polisemici diventa esso stesso segno, materia ed elemento, architettura e anima dello scenario;

Questo percorso fornisce una risposta alternativa alla visione centrale e comunemente diffusa di concepire il corpo e lo spazio esclusivamente come elementi isolati o esperienze individuali permettendo invece di percepire anche oltre quell’unica traiettoria visibile e rendendo possibile un confronto tra l’esperienza del singolo e l’esperienza collettiva dello spazio( corpo collettivo).

Dal luogo al corpo dal corpo al luogo dunque attraverso suoni, geometrie comportamenti e significati che ridefiniscono nuovi codici rituali, nuove identità.

Nelle fasi primigenie della ricerca non posso prescindere dunque in alcun modo, da un’osservazione di matrice essenzialmente antropologica e paesagistica, laddove tento di analizzare e rappresentare le forme e i contenuti della cultura contemporanea innestandovi un intervento artistico che non si prefigge d’incarnare un linguaggio prettamente politico, ma è essenzialmente Presenza, risveglio, testimonianza poetica della dimensione sociale odierna.

Il passaggio successivo e consequenziale è quello di un’azione performativa che, calata in uno specifico contesto socio-culturale o naturale diventa ontologicamente comunicazione, messaggio, voce altra, esperienza sensibile e percettiva, denuncia culturale, protesta nonché proposta.

L’azione performativa

Linfa Verticale”

Bisogna restituire la strada agli alberi

M’inoltro nel messaggio centrale, nel cuore che pulsa, nelle viscere del territorio.

Se questo Corpo ha funzione di canalizzare il messaggio attuale attraverso il nuovo rituale, questa è l’essenza a cui mi rivolgo, gli Alberi.

Io albero io corteccia io verticale

Io antica, colonna vertebrale, ossa, passo lento che si snoda

un anello dietro l’altro mani e occhi chioma verso

Piedi sostanza, centro della terra.

L’esperienza del corpo come albero, una visione ben stereotipata ripercorsa da millenarie culture, da innumerevoli pittoriche, si ripresenta, senza alcun timore di risultare banale demagogia, ma nella pura e cruda necessità che unifica, sia la visione personale dell’artista, me, che rivendico dalla mia terra di mezzo, la Sicilia, il diritto a piantare i miei alberi, il mio nutrimento, il mio rifugio, le mie memorie, le mie ombre, nei luoghi e negli spazi derubati, cancellati, resettati, ristabiliti del Sud,

Sia per restituire, riformulare le matematiche illogiche a me poco affini del massacro agli alberi, restituire un atto d’amore all’infinito scempio.

Tra terre arse cammino, arse non solo da ri-sentimenti ormai scaduti , come una confezione di surgelati al super mercato, “la terra del rimorso”, come le chiamò De Martino, riferendosi ad un altro scorcio di Noi, gente del Sud, dove Noi resta una fetta di umanità ancora in equilibrio, tra l’essere divorata e il saper riavvolgersi in resilienze continue.

Faccio strada e cammino nel Non Rimorso, l’Hoponopono dell’amore restituito al male, l’azione del bene che si rinfresca senza rivendicazione.

Pianteremo un albero e lo faremo nella poesia del corpo.

Donna Radici,

Donna àncora e sostegno,

Nutrimento e figlianza,

Cammino, strada.

Donna storia lenta, raccolto, nenia.

Corpu prima ri lu tempu.